Monday 27 april 2009
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Bene, siamo arrivati a 20 interventi e il racconto prosegue con incredibile coerenza. Sul
sito del Circolo abbiamo pubblicato una prima stesura della storia
fino al diciannovesimo intervento.
Il terzo capitolo prende la mosse dall'ultimo intervento (il ventesimo) di Supersoul e potrebbe iniziare così:
"Quello che accadde quella mattina non è facile da spiegare. Infatti si verificarono una serie di coincidenze incredibili che diedero vita ad un epilogo tragicomico, grottesco. Avevamo lasciato i
nostri eroi intenti ad ascoltare un misterioso e stupefacente cantante che si esibiva in abbigliamento intimo dentro un bar. Beh, quando smise di cantare successe il putiferio : tutte le domande,
le reazioni, i commenti che erano stati cristallizzati dall'intensità e la bellezza di quel canto, esplosero tutti insieme e la confusione che ne seguì aveva contorni apocalittici. Tutti volevano
sapere chi fosse quell'incantatore in pigiama e perchè Menino avesse placcato Francis in maniera così violenta. Xavier, il padre di Carmen non disse nulla anche se avrebbe
potuto dare risposta a molte delle domande che echeggiavano nel locale.
Di il circolo degli eclettici
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"Cos'è 'sta storia???" urlò Menino a due centimetri dal naso di Francis. "Non hai le palle per sopportare la verità? Qualunque sia la verità all'interno di quel locale di merda?"
Con estrema calma, Francis ribattè in tono sarcastico "Non so se hai potuto notare..." ed improvvisamente urlando come se la rabbia uscisse tutta insieme dalle corde vocali "...mentre io cercavo per la prima volta di abbandonarmi ad una storia normale, lei mi prendeva per culo!"
"Così hai pensato bene di fargliela pagare nell'unico modo che conosci: scopartene una qualsiasi sotto il suo naso, vero? Solo che questa volta non era la solita sfida nei confronti del maschio seduto al tavolo con la tua preda. Maschio che devi sconfiggere per il tuo gusto personalissimo di dimostrare a te stesso - e a chi altri? - di essere superiore. Il maschio alfa di quale branco poi? Sei sempre solo nonostante tu faccia il jolly. Inizio a credere che con le tue risse tu voglia dire all' umanità "ESISTO ANCH'IO!"... e fai un po' di casino per essere per qualche istante attore protagonista di un mondo che altrimenti non ti noterebbe!"
"... WOW!!! ...non sapevo che avessimo all'interno del gruppo uno strizzacervelli! Che mi dice allora, dottore, della bella Carmen rapita da qualcuno che non è il sottoscritto?"
"Tu non sei scemo. Così come non sei un Don Giovanni. Sei pigro. Sei semplicemente pigro. Ti prendi le donne degli altri perchè è faticoso costruire un vero rapporto, o sbaglio? Non affannarti a rispondere, era una domanda retorica. Sei stato pigro anche nel guardare Carmen. Alla domanda chi fosse quel tizio sbucato dal nulla, mille sono le risposte. Ma solo una è quella esatta. Prima che tu stabilisca arbitrariamente quale essa sia, fa' la cosa più semplice di questo mondo... va da lei a farle la domanda"
"Cavolo, sembri davvero mia madre... solo che io non ho più dieci anni... No! sarà lei avenire da me a raccontarmi del tizio! Se vorrà farlo!"
"A questo punto, Francis, devo chiederti scusa per averti bloccato. Quella era l'azione più sensata che tu potessi concepire in quel momento: farti la tua preda sotto gli occhi di Carmen e mandare definitivamente al diavolo il tuo tentativo di relazione normale! Ora entra in questo dannato locale e porta a compimento il tuo capolavoro!"
Carmen aveva iniziato ad appassionarsi al canto in virtù della dolcezza della voce materna e di quella melodia cantata per lei. E quel tizio buffo, nonostante avesse dimostrato di cosa fosse capace, stonava comunque. Non aveva nulla a che fare con quel brano. Come faceva a conoscerlo? Le uniche due persone all'interno della stanzetta erano lei e la madre. Era confusa. Non riusciva a capire se fosse triste per il ricordo di quel momento di infanzia o se per sentirsi violata in qualcosa che apparteneva a lei e solo a lei. A queste domande avrebbe potuto rispondere solo Xavier. Ma non quella sera. Prima di scoppiare a piangere aveva solo un desiderio: farsi abbracciare da Francis.
Diede un'occhiata in giro e non lo trovò. Non riusciva più a trattenere il magone che premeva prepotentemente alla gola per farsi strada ed uscire.
Scappò verso l'uscita nell'attimo esatto in cui, dall'uscita di emergenza opposta, entrarono francis e Menino. Francis nel vederla scappare fuori , prese a calci il maniglione antipanico e si diresse verso una donna attraente, quella stessa donna a cui aveva già messo gli occhi addosso. Il fragore del calcio aveva attirato l'attenzione di tutti quelli che erano rimasti nel locale, tra cui la band e Michele, i quali nel vederlo avanzare deciso verso il tavolo della donna, già sapevano cosa sarebbe accaduto. Sta di fatto che, un po' per gli occhi impauriti della ragazza, un po' perchè senza la presenza di Carmen il suo gesto perdeva di significato, Francis si limitò a salutarla baciandole la mano, senza staccare mai lo sguardo dagli occhi di lei.
Era una madre dolcissima, come ogni madre sa essere col proprio piccolo da accudire. In più aveva una gran bella voce ed un suono così dolce e rassicurante da far sentire il piccolo Samuel sempre protetto.
Samuel era un bambino estremamente curioso e con la sua curiosità talvolta si andava a cacciare in situazioni dagli esiti imprevedibili. Come indossare le cuffie del vecchio giradischi ed azionarlo col volume a palla. Gli occhi di Samuel in un primo attimo strabuzzavano fuori dalle orbite per non riuscire a capire cosa diavolo stesse accadendo, e finire immediatamente dopo in un pianto fragoroso. Ma subito soccorso dalla mamma, divertita per il piccolo incidente.
Samuel era così. Timoroso della novità, ma cocciuto tanto da sfidare la paura in ogni momento. Il sorriso del piccolo era davvero avvolgente, come disegnato per un manga: labbra quasi squadrate nell'apertura del sorriso e grandi occhi tondi. Tuttavia ogni sua paura, prima di addormentarsi, con la mamma accanto sul bordo del lettino, di sera spariva. Quando gli cantava la canzone per farlo addormentare. Samuel non distoglieva lo sguardo dalla mamma, cosa che gli impediva di prendere presto sonno. E puntualmente, ogni sera, diceva a Samuel: "Chiudi gli occhi, amore mio. Finchè sentirai la ninna nanna vuol dire che la mamma è con te!". Così Samuel riusciva a chiudere gli occhi, continuando ad ascoltarla.
Dopo quell'assurdo incidente in cui perse la mamma, non ci fu più sera che riuscisse a tranquillizzarsi. Non ci fu più notte senza una lacrima, al ricordo della rassicurazione materna... "Chiudi gli occhi, amore mio. Finchè sentirai la ninna nanna vuol dire che la mamma è con te!". Iniziò, così, a cantare quel motivo per avvertire la presenza della mamma al suo fianco. E ad ogni canto, i suoi occhi erano sempre chiusi.