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19 dicembre 2009 6 19 /12 /dicembre /2009 11:59

Cari Eclettici è giunto il momento di collaborare e condividere, crediamo che la comunità sia pronta ad agire come un soluomo. La prima prova è incentrata su un mistero tutto americano e su un facile enigma preventivo: 

L'eterno mistero

Bevevano birra, e si abbandonavano ai ricordi come fanno sempre gli ex commilitoni che si incontrano dopo molti anni di separazione.

Parlavano dei giorni al fronte. Ricordavano i sergenti e le ragazze, gli uni e le altre con grandi esagerazioni. Avvenimenti mortali diventavano quasi buffi, visti retrospettivamente, e bazzecole trascurate per dieci anni venivano tirate fuori dai bauli e spolverate di nuovo. Compreso, naturalmente, l'eterno mistero.

“ Come te lo spieghi? chiese il primo. “Chi avrà inventato quel segno?”

Il secondo alzò le spalle. “Nessuno l'ha inventato. Tutti lo facevano, e basta. Come una malattia. Lo facevi anche tu, credo.

Il terzo disse, piano: “Per me non è mai stata una cosa molto allegra. Forse perché, quando l'ho visto inizialmente, mi trovavo per la prima volta sotto il fuoco nemico. Nordafrica.

“Ah, sì? “ fece il secondo.”La notte dello sbarco sulle spiagge di Orano. Correvo a mettermi al riparo, dietro una baracca, e l'ho visto disegnato su una parete, alla luce di un razzo...”

 

George impazziva dalla gioia. Dopo due anni di lungaggini burocratiche, era finalmente riuscito a viaggiare nel passato. Ora avrebbe potuto completare la sua tesi sulla vita sociale del soldato di fanteria della seconda guerra mondiale, corredandola di molti dettagli autentici.

Dall'insipida società senza guerre del trentesimo secolo, si trovava per un glorioso momento nell'intenso, superlativo dramma del bellicoso secolo ventesimo.

Nordafrica! Sede della prima grande invasione dal mare! I fisici temporali avevano esaminato l'area per scegliere il luogo e l'istante più adatti. All'ombra di un edificio di legno abbandonato. Nessun essere umano si sarebbe avvicinato a quell'edificio per un certo numero di minuti. E, nello stesso periodo, nessuna esplosione l'avrebbe danneggiato. George, fermandosi ad osservare da quel punto, non avrebbe influenzato il corso della storia: egli impersonava l'ideale sognato da tutti i fisici temporali, cioè il "puro osservatore".

Era ancora più terribile di quanto non si fosse immaginato. C'era il rombo continuo dell'artiglieria, e al di sopra di lui, invisibile, il frastuono degli aeroplani. A intervalli quasi regolari, le linee dei proiettili traccianti tagliavano il cielo, e lo spettrale bagliore dei razzi percorreva parabole discendenti.

E lui c'era! Lui, George, prendeva parte alla guerra, prendeva parte a un modo di vivere, intensamente, che si era per sempre allontanato dal mondo gentile e addomesticato del trentesimo secolo.

Gli parve di poter scorgere l'ombra di una colonna di soldati che avanzava verso di lui, di poter udire le domande che si scambiavano a voce bassa, cautamente. Rimpianse di non essere veramente uno di loro, e non solo un intruso occasionale, un "puro osservatore".

Interruppe la stesura dei suoi appunti e fissò lo stilo che usava per scrivere. Il suo minuscolo fascio di luce lo ipnotizzò per un istante. Un'idea improvvisa si impadronì di lui, ed egli diede un'occhiata alla parete di legno a cui appoggiava la spalla. Questo momento non doveva venire dimenticato. E, certamente, quanto si proponeva di fare non avrebbe influenzato la storia. Usando l'antica parola inglese, nessuno avrebbe avuto dei sospetti.

Fece rapidamente il disegno e scrisse la parola, poi vide un soldato che correva disperatamente verso la costruzione, chinato per evitare i proiettili. George comprese che il suo tempo era finito, e prima ancora che avesse potuto terminare il pensiero, si trovò di nuovo nel trentesimo secolo.

Ormai, essere tornato al proprio secolo non aveva più importanza per lui. Per quei pochi minuti, aveva preso parte alla seconda guerra mondiale. La sua parte era stata una cosa minima, ma egli vi aveva partecipato. E altri l'avrebbero saputo. Non avrebbero saputo chi fosse lui, ma qualcuno di loro avrebbe letto la parola, avrebbe ripetuto il gesto.

Qualcuno - forse quell'uomo che correva a mettersi al riparo - l'avrebbe visto, e avrebbe saputo che, insieme con tutti gli eroi del ventesimo secolo, c'era stato anche il "puro osservatore", l'uomo del trentesimo secolo, George Kilroy. C'era stato anche lui.

Qual'è la frase e quale il disegno lasciati nel passato da George?

Una volta risolto l'enigma sarà la volta del mistero reale che generazioni di americani non sono riusciti a svelare: chi è stato a fare per la prima volta quel graffito? Perchè questo Kilroy non si è mai fatto avanti a dire sono stato io?
A noi l'ipotesi dell'uomo del futuro ci sembra molto suggestiva e attendibile... ma non è detto che sia quella giusta, sicuramente a ragionarci qualche altra ipotesi salta fuori. A voi la palla..

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20 giugno 2009 6 20 /06 /giugno /2009 11:39


Cari Eclettici,
non consideriamo certo archiviata l'esperienza del racconto a più mani che ha avuto, a parer nostro, un grande successo visto il numero di contributi, ma vogliamo aprire una nuova strada:  vorremmo che Eblog divenisse il vostro blocco notes pubblico. In altre parole perchè non proviamo a farlo funzionare per condividere le nostre esperienze, le nostre scoperte, dandogli contemporaneamente un senso che deve essere comune? 
Qualche esempio:
un' amica mi regala un libro di un autore nuovo per me e scopro che mi piace un sacco - ne parlo qui su Eblog - oppure vado ad un concerto e scopro una nuova band che fa da spalla alla star - ne parlo qui - oppure ascolto per caso una frase che mi colpisce, oppure la dico o la penso io - l'annoto qui - o ancora ho scritto un aforisma o stò scrivendo un racconto e voglio sentire il parere di qualcun'altro - li pubblico qui - e via scrivendo.
Cominciamo? Pronti........via!

Gli Eclettici
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27 aprile 2009 1 27 /04 /aprile /2009 12:06
Bene, siamo arrivati a 20 interventi e il racconto prosegue con incredibile coerenza. Sul sito del Circolo abbiamo pubblicato una prima stesura della storia fino al diciannovesimo intervento.

Il terzo capitolo prende la mosse dall'ultimo intervento (il ventesimo) di Supersoul e potrebbe iniziare così:

"Quello che accadde quella mattina non è facile da spiegare. Infatti si verificarono una serie di coincidenze incredibili che diedero vita ad un epilogo tragicomico, grottesco. Avevamo lasciato i nostri eroi intenti ad ascoltare un misterioso e stupefacente cantante che si esibiva in abbigliamento intimo dentro un bar. Beh, quando smise di cantare successe il putiferio : tutte le domande, le reazioni, i commenti che erano stati cristallizzati dall'intensità e la bellezza di quel canto, esplosero tutti insieme e la confusione che ne seguì aveva contorni apocalittici. Tutti volevano sapere chi fosse quell'incantatore in pigiama e perchè Menino avesse placcato Francis in maniera così violenta.  Xavier, il padre di Carmen non disse nulla anche se avrebbe potuto dare risposta a molte delle domande che echeggiavano nel locale.
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18 marzo 2009 3 18 /03 /marzo /2009 16:43

Il sito del Circolo degli Eclettici

Cari eclectowriters,
per rendere più agile l'aggiornamento del racconto, ogni dieci interventi faremo un breve riassunto delle puntate precedenti. Allora i personaggi principali sono :

Francis
batterista jazz di origini basche di un metro e sessanta- "Come un vecchio lupo si aggirava tra i tavoli, cercando un posto, il suo posto."
Menino
percussionista argentino di un metro e novanta- "Menino temeva questi momenti, ma ne era anche affascinato. Temeva la potenza esplosiva di Francis, la sua improvvisa sterzata ed aveva anche imparato a leggerla in quel lampo di divertimento che Francis emanava dagli occhi poco prima di erompere."
Pascal
gentile chitarrista di origini giamaicane - "la cui dolcezza e affabilità faceva da cantrappunto al clima generale del gruppetto."
Richard
bassista camerunense dalle enormi mani - "un Camerunense le cui mani erano grandi come Francis" 
Michele manager italiano di origini romane- "Era un tipo tosto, abituato a vederne di cotte e di crude, senza mai scomporsi."
Carmen
cantante di origini dubbie.-  "Si guadagnava da vivere così, Carmen, donna provata dall'alcol, dal fumo e dal sesso, unici compagni di viaggio di una vita tanto amata quanto vissuta che tuttavia non avevano scalfito la sua bellezza, anzi le donavano quel fascino particolare di quarantenne esperta e generosa."
La storia
Francis ha il vizio di corteggiare donne accompagnate e quasi tutte le sere, dopo aver suonato divinamente, scatena una rissa . Menino è il suo angelo custode anche se prova quasi sempre ad evitare l'inevitabile.
Quella sera d'inverno entrarono in un locale che erano ormai le 3 della notte e lì avvenne  l'incontro incandescente tre Francis e Carmen arricchito da una fantasmagorica rissa al buio che coinvolse anche Pascal, Richard e Michele.
il secondo capitolo potrebbe cominciare così:

"La mattina dopo i segni della notte brava erano graziosamente disegnati sulla faccia dei protagonisti.
Fecero praticamente fuggire tutti i clienti del bar dove entrarono a fare colazione. Un bar italiano di quelli fornitissimi e veloci.
Carmen barcollò a lungo prima di trovare la strada per sedersi, poi lo fece pesantemente. Menino era nascosto dai lunghissimi capelli neri, Francis era gonfio come un rospo innamorato, gli altri essendo neri sembravano indenni da segni."

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13 marzo 2009 5 13 /03 /marzo /2009 12:47

Il sito del circolo degli eclettici


Un saluto a tutti gli eclettici,

con questo blog vi lanciamo una sfida.

Infatti questo non sarà un blog, ma un esperimento di scrittura collettiva.

Utilizzeremo il blog per scrivere una storia a più mani.

Quindi non vi chiediamo commenti, ma di dare un seguito a quello che avete letto.

Utilizzate i commenti come strumento tecnico, ma non per commentare.

Praticamente utilizziamo il format del blog piegandolo alle nostre esigenze e idee.

Di seguito l'incipit del racconto:

L'asfalto era livido, sembrava di stare in America quando piove. Menino e Francis si strinsero nei loro cappotti per resistere a quel freddo pungente. " Un momento.. ma quella ragazza, al bar, sbaglio o l'abbiamo già vista?" disse improvvisamente Francis.
Menino guardò l'orologio"E' l'ora della rissa?"rispose, indeciso fra l'ilarità e la disperazione. Si perchè Francis faceva a botte una sera....tutte le sere praticamente.( continua)


Come prosegue la storia? Usa il commento per aggiungere il tuo pezzo di racconto.


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